L'adozione di architetture SaaS, PaaS e IaaS ha trasformato la gestione delle infrastrutture IT, delegando ai provider hyperscaler l'hardware e la disponibilità del servizio. Tuttavia, la delega dell'infrastruttura non coincide con la delega del rischio informativo. Il Shared Responsibility Model – Modello di Responsabilità Condivisa – definisce confini precisi: l'hyperscaler garantisce la sicurezza del cloud, mentre l'azienda cliente mantiene l'esclusiva responsabilità dei dati nel cloud.
Infrastruttura vs Dati: a chi spetta la protezione?
Il confine tra le responsabilità del provider e quelle del team IT varia in base al modello di servizio adottato, ma le premesse fondamentali rimangono invariate.
- IaaS (es. AWS EC2, Azure VM): Il provider garantisce la sicurezza di hardware, hypervisor, rete e data center. Al team IT spettano la gestione del sistema operativo, il patching, la configurazione dei firewall, la profilazione IAM e la protezione dei dati.
- PaaS (es. Azure SQL, Google App Engine): Il provider mantiene hardware, sistema operativo, runtime e patch di piattaforma. La logica applicativa, il controllo degli accessi e la riservatezza delle informazioni restano sotto il controllo diretto del cliente.
- SaaS (es. Microsoft 365, Salesforce): Il provider risponde della disponibilità dell'applicazione, del runtime e dell'infrastruttura sottostante. Il cliente mantiene l'esclusiva governance sui dati memorizzati, l'identity management e la gestione degli endpoint.
Conformità normativa e sovranità del dato in Italia
Nel panorama italiano ed europeo, le recenti evoluzioni normative come la direttiva NIS2 e il GDPR impongono requisiti stringenti sulla sovranità e la protezione dei dati. Ignorare i termini contrattuali del proprio Cloud Provider (come gli SLA sulla residenza dei dati) espone direttamente i CIO e i CISO a responsabilità legali e sanzionatorie. Un caso concreto di errata pianificazione riguarda la configurazione delle zone di disponibilità: attivare il failover geografico di un database su una region extra-UE per abbattere i costi infrastrutturali viola istantaneamente i protocolli di conformità, pur garantendo la business continuity tecnica. La compliance impone al team IT di conoscere l'esatta collocazione fisica dei workload in ogni istante.
Il paradosso del SaaS: il backup rimane un tuo onere
Un malinteso diffuso riguarda proprio i servizi SaaS. Adottare piattaforme come Microsoft 365, Google Workspace o Salesforce induce a credere che il backup sia integrato e illimitato. Leggendo attentamente l'Accordo sui Servizi di Microsoft, emerge chiaramente l'obbligo per l'utente di eseguire regolarmente il backup dei propri contenuti utilizzando app e servizi di terze parti. Un attacco ransomware mirato, in grado di criptare le caselle Exchange Online o i repository SharePoint, richiede una strategia di ripristino indipendente. Se un utente elimina un file critico e il cestino viene svuotato oltre il limite standard di retention (tipicamente 14 o 30 giorni in base alla policy applicata), l'informazione risulta definitivamente inaccessibile.
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La vulnerabilità nelle configurazioni
La principale insidia nelle architetture cloud risiede nell'errata interpretazione dei ruoli di sicurezza appena descritti.
- Configurazione dei permessi: Gartner rileva che il 99% delle falle di sicurezza nel cloud deriva da errori di configurazione e sviste da parte degli utenti, anziché da vulnerabilità interne all'infrastruttura del provider.
- Impatto economico delle violazioni: Il report Cost of a Data Breach di IBM evidenzia un costo medio globale di 4,44 milioni di dollari per incidente, con una quota rilevante imputabile a lacune nei controlli d'accesso e a risorse esposte pubblicamente per errore.
- Shadow IT e Shadow AI: L'introduzione incontrollata di strumenti di intelligenza artificiale non gestiti aumenta il perimetro d'attacco e la dispersione dei dati aziendali riservati.
Auto-valutazione IT: i criteri del tuo perimetro di sicurezza
Per valutare la robustezza delle politiche interne rispetto al principio di responsabilità condivisa, è necessario sottoporre la propria infrastruttura a una revisione critica.
- Data Retention indipendente: hai implementato un sistema di backup immutabile e separato per i tuoi dati SaaS, in grado di ripristinare intere directory in caso di attacco ransomware?
- Geolocalizzazione e compliance: I tuoi criteri di failover e disaster recovery mantengono i dati confinati all'interno dello Spazio Economico Europeo (o in datacenter italiani certificati), rispettando le direttive GDPR e NIS2?
- IAM e privilegi: i ruoli definiti nei tuoi tenant seguono rigorosamente la logica Least Privilege, oppure esistono account amministrativi con permessi eccedenti le reali necessità operative?
- Infrastructure as Code (IaC): Le configurazioni cloud vengono validate tramite scansioni automatizzate prima del deployment, oppure la sicurezza viene verificata a posteriori?
- Governance dei dati: I dati sensibili salvati negli storage bucket (S3, Blob Storage) sono cifrati di default sia at rest sia in transit, con chiavi gestite direttamente dall'organizzazione (KMS)?
Identificare tempestivamente i confini della propria responsabilità consente di passare da una difesa reattiva a una strategia di data protection strutturata e resiliente.