Quando un’organizzazione trasferisce la propria operatività e le proprie comunicazioni sul cloud, è comune che subentri una certa sensazione di invulnerabilità. Delegando la gestione dell'infrastruttura a colossi tecnologici, tendiamo a credere di aver esternalizzato anche l'intera responsabilità della sicurezza e del recupero dei dati.
Tuttavia, spostare i file su un server remoto significa semplicemente cambiarne la collocazione, mantenendo intatto l'onere della loro salvaguardia. E, in un panorama in cui il 93% degli attacchi informatici mira direttamente ai sistemi di backup per paralizzare le aziende, comprendere le dinamiche del cloud diventa essenziale.
Ecco una disamina dettagliata su cosa significa realmente proteggere i dati nel 2027, quali sfide impongono le nuove direttive europee e come strutturare un'architettura resiliente.
Il Modello di Responsabilità Condivisa: l'illusione della sicurezza nativa
Chi utilizza soluzioni SaaS (compresi colossi come Google Workspace, Microsoft365, monday o sistemi CRM avanzati) beneficia di un'infrastruttura straordinariamente solida. Ma è fondamentale comprendere una precisa linea di demarcazione legale e tecnica, nota come Modello di Responsabilità Condivisa:
- Cosa fa il provider SaaS: Il fornitore (es. Microsoft, Google, AWS) si occupa esclusivamente di mantenere la piattaforma attiva e accessibile, prevenendo guasti hardware e garantendo l'up-time della propria infrastruttura.
- Cosa devi fare tu: La protezione, l'integrità, la configurazione degli accessi e il recupero dei dati creati all'interno della piattaforma ricadono interamente sull'azienda cliente.
I sistemi SaaS sono potenti e fatti apposta per ottimizzare l’operatività aziendale, ma non sono sistemi di backup. Le piattaforme cloud offrono finestre di recupero native limitate nel tempo e nelle funzioni, superate le quali il dato viene cancellato definitivamente. Un file eliminato per errore da un dipendente o un ransomware – le principali cause di perdita di dati – non sono coperti dai backup infrastrutturali del tuo vendor.
Direttiva NIS2 e DORA: conformità e nuove responsabilità manageriali
La fine del 2026 segna l'era della tolleranza zero per la gestione superficiale del rischio informatico. L'adozione piena della direttiva europea NIS2 e normative come DORA impongono standard rigorosissimi sulla resilienza digitale.
Non si tratta più solo di buone pratiche IT, ma di precisi obblighi normativi che, se disattesi, portano a multe salate calcolate sul fatturato annuo e a responsabilità dirette per i vertici aziendali. In base alle attuali normative, le aziende devono garantire:
- Recupero tempestivo: La capacità di ripristinare i dati personali non è un'opzione, ma un obbligo (Articolo 32 del GDPR). In caso di data breach, la finestra temporale per la notifica è di 72 ore. Se non si è in grado di recuperare i dati prima di questa scadenza, il problema tecnico diventa immediatamente una gravissima violazione di conformità.
- Immutabilità del dato: Le normative richiedono che i backup siano conservati in uno stato WORM (Write Once, Read Many), rendendoli inalterabili e incancellabili anche da attacchi mirati.
- Test documentati: Un backup non testato non è un backup conforme. La NIS2 richiede prove regolari ed evidenti dell'efficacia delle misure di ripristino, e le autorità di controllo esigono queste documentazioni durante gli audit.
Perché la strategia del backup 3-2-1 va aggiornata al Cloud
Fino a poco tempo fa, la regola d'oro del backup aziendale era il classico 3-2-1: tre copie dei dati, su due supporti diversi, di cui uno off-site. Negli ambienti SaaS, questa regola deve evolversi. Per proteggersi dalle vulnerabilità dei cloud provider e dalle minacce sempre più sofisticate, la nuova architettura di resilienza deve prevedere:
- Tre copie dei dati: I dati in produzione e almeno due backup.
- Due location cloud indipendenti: Non conservare mai il backup nello stesso ecosistema del tuo provider SaaS principale.
- Un backup di terze parti dedicato: Il salvataggio dei dati deve essere gestito da una soluzione totalmente indipendente, non dal fornitore della piattaforma.
L'integrazione di Keepit per blindare il Cloud
Per rispondere a questa vitale esigenza strutturale delle organizzazioni, entrano in campo le soluzioni di Keepit. La piattaforma cloud-to-cloud è il partner tecnologico ideale per colmare il vuoto di sicurezza del Modello di Responsabilità Condivisa, applicando un controllo granulare su ambienti come Microsoft 365, Google Workspace, monday.com, Salesforce e moltissimi altri, consultabili qui.
Ecco perché Keepit rappresenta il completamento necessario di una moderna architettura SaaS:
- Indipendenza totale e Air-Gapping: Keepit poggia su un cloud proprietario, isolato fisicamente e logicamente dalle reti pubbliche (come Azure o AWS). Questo garantisce che, anche in caso di down del provider principale o di propagazione di un ransomware attraverso le sincronizzazioni cloud, i backup rimangano intatti e accessibili.
- Immutabilità per design (WORM): I dati salvati su Keepit non possono essere modificati o cancellati per il periodo di retention impostato, neanche se un attaccante ottenesse le massime credenziali di amministrazione. Questo soddisfa in pieno i severi requisiti probatori di audit e normative come NIS2 e GDPR.
- Ripristino istantaneo e granulare: In caso di incidente, Keepit permette un recovery rapido, sia a livello di singolo elemento (es. una specifica mail o un file eliminato per errore) sia per interi blocchi di dati, riducendo drasticamente i tempi di inattività operativa.
- Sovranità del dato garantita: Per ottemperare alle leggi europee, i dati vengono archiviati in datacenter specifici, assicurando conformità normativa senza eccezioni.
La compliance che diventa vantaggio
Affidarsi ai soli strumenti nativi del proprio provider SaaS per la protezione del proprio capitale informativo significa, di fatto, lasciare il 37% della sicurezza al caso.
La tecnologia che semplifica il lavoro è necessario che poggi su fondamenta inscalfibili, e rendere sicura la propria organizzazione richiede di superare l'illusione della sicurezza automatica del cloud. Implementare sistemi di backup indipendenti, immutabili e testati non è più solo una mossa per evitare pesanti sanzioni, ma l'unica strategia per garantire continuità aziendale, proteggere la propria reputazione e trasformare l'obbligo di conformità in vantaggio.
In qualità di partner Keepit per l'Italia, in Omnidea affianchiamo le aziende nell'analisi dell'infrastruttura dati e nell'implementazione della strategia di protezione più adatta alle loro esigenze. Insieme possiamo verificare che i tuoi dati SaaS siano realmente tutelati, mantenuti in uno stato immutabile e disponibili in qualsiasi momento per un ripristino immediato.
Tutto questo anche con la piena libertà di scegliere la collocazione geografica dei server di archiviazione, garantendo la residenza dei dati all'interno dell'Unione Europea per il rispetto delle normative locali ed europee.